Test di commercialità ETS: come si calcola e quando si rischia di perderlo

La guida operativa per commercialisti: i criteri del test, la soglia di tolleranza e gli strumenti per monitorare la natura fiscale dell’ente durante l’esercizio.

Il nuovo criterio di commercialità per gli ETS

Prima della riforma del Terzo Settore, la natura commerciale o non commerciale di un ente veniva valutata operazione per operazione: ogni singola attività veniva classificata come istituzionale o commerciale ai fini fiscali.

Il Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) ha superato questo approccio frammentato introducendo un test globale che si applica all’intera attività dell’ente su base annua. La valutazione non riguarda più le singole operazioni ma il rapporto complessivo tra entrate istituzionali ed entrate commerciali nell’arco dell’esercizio.

Il cambiamento è sostanziale: un ente che in passato poteva gestire attività commerciali accessorie senza particolari conseguenze fiscali, oggi deve tenere sotto controllo il mix di entrate durante tutto l’anno per evitare di superare la soglia che fa scattare la qualifica di ente commerciale.

Test commercialità ETS
Test di commercialità ETS: come si calcola e quando si rischia di perderlo
I DUE CRITERI

Come si calcola il test di commercialità

Il test si basa sulla valutazione di due elementi combinati.

1. Il rapporto tra entrate istituzionali e commerciali

Rientrano nelle entrate istituzionali:

  • Quote associative e contributi degli associati
  • Contributi pubblici e privati (donazioni, erogazioni liberali)
  • Corrispettivi per attività di interesse generale svolte verso associati o collettività a titolo gratuito o con corrispettivi non superiori ai costi

Rientrano nelle entrate commerciali:

  • Corrispettivi per attività di interesse generale svolte verso terzi a prezzi di mercato
  • Proventi da attività diverse da quelle di interesse generale
  • Entrate da attività commerciali accessorie
  •  

L’ente è considerato non commerciale se le entrate istituzionali sono prevalenti rispetto alle commerciali, entro il margine di tolleranza previsto dalla normativa.

La natura dell’attività prevalente

Il test tiene conto anche del tipo di attività effettivamente svolta dall’ente. Non è sufficiente che le entrate istituzionali siano prevalenti: l’attività principale dell’ente deve essere riconducibile alle categorie di interesse generale elencate all’articolo 5 del CTS.

Questo secondo criterio tutela gli ETS che per ragioni contingenti registrano un’annata con entrate commerciali elevate pur svolgendo prevalentemente attività istituzionale, ma espone anche quegli enti che formalmente rispettano la soglia numerica ma hanno progressivamente spostato il loro baricentro verso attività commerciali.

CONSEGUENZE FISCALI

Cosa succede se l'ETS supera la soglia

  • IRES sul reddito complessivo. L'ente viene tassato come soggetto commerciale sull'intero reddito prodotto, non solo sulla parte commerciale.
  • IVA ordinaria. Decade la possibilità di applicare i regimi IVA agevolati previsti per gli enti non commerciali.
  • Perdita delle agevolazioni CTS. Vengono meno le detrazioni e deduzioni per i donatori e le altre agevolazioni riservate agli ETS non commerciali.
  • Rischio per l'iscrizione al RUNTS. Se la perdita della qualifica di ente non commerciale diventa strutturale, può mettere a rischio il mantenimento dell'iscrizione al registro.

Il punto critico per il commercialista è che lo sforamento spesso non emerge a consuntivo ma si accumula silenziosamente durante l’anno. Quando il bilancio è chiuso è troppo tardi per intervenire. Il monitoraggio in corso d’anno è l’unico strumento realmente efficace.

STRUMENTO DI CALCOLO

Foglio di calcolo in Excel per il test di commercialità

Verifica il posizionamento dell'ente rispetto alle soglie prima della chiusura dell'esercizio.

  • Calcolo automatico del rapporto entrate istituzionali/commerciali
  • Simulazione scenari per l'esercizio in corso
  • Verifica della soglia di tolleranza
  • Aggiornato alla normativa CTS vigente
GUIDA PRATICA

Come monitorare il test durante l'esercizio

Il controllo a consuntivo non è sufficiente: quando il bilancio è chiuso non è più possibile correggere il mix di entrate. Il commercialista che assiste un ETS con attività commerciali accessorie dovrebbe impostare un monitoraggio periodico — almeno trimestrale — che permetta di intervenire prima che lo sforamento diventi irreversibile.

I controlli da effettuare nel corso dell'anno

  • Aggiorna la proiezione delle entrate a fine esercizio. Non fermarti ai dati consuntivi del trimestre: proietta le entrate attese fino a dicembre tenendo conto delle attività già programmate.
  • Classifica correttamente ogni entrata. Alcune entrate sono borderline — contributi con corrispettivo, sponsorizzazioni, attività verso terzi — e vanno classificate con attenzione prima di inserirle nel calcolo.
  • Monitora le attività commerciali straordinarie. Un evento, una raccolta fondi con vendita di beni o una convenzione con un ente privato possono spostare significativamente il rapporto. Valuta l’impatto prima di autorizzare l’attività.
  • Intervieni sul mix di entrate se necessario. Se la proiezione mostra un rischio di sforamento, è ancora possibile aumentare le entrate istituzionali (campagna soci, donazioni, contributi pubblici) o ridurre le attività commerciali pianificate.
  • Documenta la classificazione delle entrate. In caso di controllo, la capacità di dimostrare la corretta classificazione di ogni voce è determinante per la difesa della qualifica di ente non commerciale.

FAQ

Domande frequenti sul test di commercialità

Le risposte alle domande più comuni 

Il test di commercialità si applica a tutti gli ETS?

Sì, il test si applica a tutti gli enti iscritti al RUNTS che svolgono sia attività di interesse generale sia attività commerciali. Gli ETS che svolgono esclusivamente attività istituzionali senza alcuna entrata commerciale non sono soggetti al rischio di sforamento, ma devono comunque essere in grado di dimostrare la natura non commerciale della propria attività.

La perdita della qualifica per un singolo esercizio produce conseguenze fiscali limitatamente a quell’anno: l’ente viene tassato come soggetto commerciale sull’intero reddito di quell’esercizio. Se nell’anno successivo il test viene superato correttamente, l’ente riacquista automaticamente la qualifica di ente non commerciale. Il problema diventa strutturale solo se lo sforamento si ripete sistematicamente.

In linea generale sì, le quote associative versate dagli associati in corrispettivo della loro qualità di soci rientrano nelle entrate istituzionali. Fanno eccezione i corrispettivi specifici pagati dagli associati per singole prestazioni o servizi a prezzi di mercato, che vanno classificati come entrate commerciali. La distinzione richiede un’analisi caso per caso dello statuto e della natura effettiva del rapporto tra l’ente e i propri associati.

Sì, il foglio di calcolo disponibile su AteneoWeb è aggiornato alla normativa del Codice del Terzo Settore e ai suoi decreti attuativi. Permette di classificare le entrate nelle categorie corrette, calcolare automaticamente il rapporto e simulare scenari per l’esercizio in corso prima della chiusura del bilancio.

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