La tesi accertativa dell’Agenzia delle Entrate, in tema di presunzione di distribuzione degli utili extracontabili nelle società a ristretta base partecipativa, si fonda su una massima di esperienza: nelle società con pochi soci, spesso legati da vincoli familiari o fiduciari, la gestione è accentrata e condivisa e i soci sono normalmente a conoscenza delle dinamiche economiche e finanziarie dell’impresa.
Da ciò discende l’automatismo secondo cui gli utili vengono “per trasparenza” imputati ai soci quali redditi di capitale.
Questa impostazione, pur priva di un fondamento normativo espresso, è stata avallata dalla giurisprudenza dominante di legittimità, che ne ha riconosciuto la validità in quanto presunzione semplice, fondata su elementi di fatto idonei a costituire indizi gravi, precisi e concordanti.
Questo tool – composto da 14 cartelle – costituisce uno schema difensivo adattabile alle diverse fattispecie, aggiornato alla più recente giurisprudenza di legittimità che, da ultimo, ha riconosciuto che la presunzione dell’Ufficio può essere vinta mediante la dimostrazione dell’estraneità del socio alla gestione, valorizzando la posizione soggettiva del partecipante come “prova contraria” idonea a interrompere il nesso logico tra maggiori ricavi societari accertati dal fisco e loro presunta percezione.
Il modello guida il difensore nella costruzione del ricorso, articolando motivi di diritto e di fatto, eccezioni preliminari e richiami normativi (art. 7, comma 5-bis, D.Lgs. 546/1992; art. 44 TUIR; artt. 2727–2729 c.c.).
Il tool, oltre a fornire un elenco strutturato delle produzioni documentali utili ai fini probatori (visure, verbali, corrispondenza, evidenze bancarie, dichiarazioni sostitutive), confuta la “deriva giurisprudenziale” che richiede al socio – per dimostrare la mancata percezione – di provare unicamente il reinvestimento o l’accantonamento a riserva degli utili occulti.