Cos’è l’autovalutazione del rischio per i professionisti
I professionisti obbligati effettuano la valutazione autonoma del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo connesso alla propria attività professionale. A tale scopo, essi adottano presidi e procedure adeguati alla propria natura e dimensione per gestire e mitigare i rischi rilevati.
L’autovalutazione del rischio è un adempimento proprio dei professionisti obbligati e non è delegabile, sebbene sia possibile effettuarla in capo all’associazione professionale o alla Società tra Professionisti (STP).
Le direttive in materia di antiriciclaggio impongono che l’autovalutazione debba essere documentata e messa a disposizione delle Autorità competenti e degli organismi di autoregolamentazione.
Il calcolo del rischio inerente
Per la valutazione del rischio inerente, i professionisti devono utilizzare una scala graduata specifica. Questa scala prevede quattro livelli:
- Non significativa (valore 1);
- Poco significativa (valore 2);
- Abbastanza significativa (valore 3);
- Molto significativa (valore 4).
Questi valori devono essere attribuiti a specifici fattori di rischio, che includono la tipologia di clientela, l’area geografica di operatività, i canali distributivi e i servizi offerti. La media aritmetica dei punteggi di questi singoli fattori determina il valore complessivo del rischio inerente.
Analisi della vulnerabilità e determinazione del rischio residuo
L’analisi dell’adeguatezza dell’assetto organizzativo dello studio consente di individuare le vulnerabilità, ossia le carenze che permetterebbero al rischio inerente di concretizzarsi. Il grado di vulnerabilità dipende dall’efficacia della formazione, dall’organizzazione dell’adeguata verifica, dalle procedure di conservazione dei documenti e dall’organizzazione per la segnalazione di operazioni sospette.
Per determinare il rischio residuo effettivo, si utilizza una matrice che pondera il rischio inerente al 40% e la vulnerabilità al 60%. Questa ponderazione muove dal presupposto che la componente di vulnerabilità abbia una maggiore rilevanza nel determinare il livello di rischio residuo finale dello studio.
Funzione organizzativa e aggiornamento
Una volta stabilito il rischio residuo, il professionista attiva le azioni per la sua mitigazione. Negli studi associati o nelle STP, occorre introdurre la funzione antiriciclaggio e nominare il relativo responsabile, a meno che gli adempimenti non siano assolti individualmente da ciascun professionista.
I professionisti aggiornano l’autovalutazione ogni qualvolta vi siano mutamenti rilevanti e, in ogni caso, entro un anno dalla pubblicazione dell’aggiornamento dell’Analisi nazionale dei rischi a cura del Comitato di Sicurezza Finanziaria.
Per supportare i professionisti nell’adeguamento alle nuove Regole Tecniche CNDCEC e nella gestione dell’autovalutazione del rischio, è disponibile la guida operativa “Antiriciclaggio per Commercialisti: nuove regole tecniche CNDCEC”, con modelli Word modificabili e fogli Excel per la valutazione del rischio e la gestione degli adempimenti dello studio.
CLICCA QUI per accedere al documento.



