Confrontare le retribuzioni tra i diversi Paesi europei guardando esclusivamente alla paga mensile può restituire un quadro parziale.
A evidenziarlo è la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro nel nuovo approfondimento “Analisi retributiva: disciplina italiana a confronto con altri Stati comunitari”, che mette a confronto il sistema italiano con quelli di Grecia, Irlanda e Paesi Bassi, completando la panoramica avviata nel 2025 con Francia, Germania, Spagna, Romania e Svezia.
Secondo l’analisi, per valutare in modo più efficace un’offerta di lavoro all’estero è necessario considerare il trattamento economico complessivo su base annuale, includendo anche quelle componenti che non emergono dalla singola busta paga mensile. Per l’Italia assumono particolare rilievo, ad esempio, le mensilità aggiuntive, il Trattamento di fine rapporto (Tfr) e le tutele riconosciute in caso di malattia e maternità.
Il confronto mette inoltre in luce il ruolo della contrattazione collettiva nel sistema italiano, che contribuisce a definire un insieme articolato di diritti e trattamenti economici. In questo contesto si inserisce anche il Trattamento Economico Complessivo (Tec) introdotto dal Decreto 1° maggio, che amplia la valutazione della retribuzione oltre il semplice valore della paga oraria. Tredicesima, Tfr, eventuali ulteriori mensilità, indennità e strumenti di welfare concorrono così a determinare il valore effettivo del trattamento riconosciuto al lavoratore.
Il confronto con Germania e Spagna
Un focus specifico è dedicato a Germania e Spagna, tra le destinazioni più scelte dai giovani italiani che decidono di fare un’esperienza professionale all’estero. Prendendo come riferimento il contratto dei metalmeccanici, l’analisi rileva che per un lavoratore inquadrato al livello C3 la retribuzione supera i 31 mila euro annui in Italia, si avvicina ai 22 mila euro in Spagna e raggiunge i 46 mila euro in Germania.
Le differenze salariali, tuttavia, devono essere valutate insieme al costo della vita. Proprio questo fattore viene indicato come una delle principali criticità dell’esperienza all’estero: secondo la ricerca della Fondazione Studi sui giovani con esperienza fuori dall’Italia, il 65% degli intervistati lo considera un elemento negativo. Tra gli altri aspetti segnalati figurano inoltre l’insoddisfazione rispetto a benefit, previdenza e coperture assicurative.
L’analisi della Fondazione Studi invita quindi a valutare un eventuale trasferimento professionale considerando l’intero pacchetto retributivo e di welfare, oltre al semplice importo dello stipendio mensile.


