Intelligenza artificiale, dal Consiglio dei Ministri il pacchetto di norme attuative dell’AI Act

Approvati in esame preliminare due decreti legislativi per definire formazione, responsabilità e governance dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di favorire l’innovazione mantenendo centrale il ruolo della persona.

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta n. 177 del 10 giugno 2026, ha approvato una serie di disposizioni attuative in materia di intelligenza artificiale, dando attuazione alla normativa europea sull’AI Act. Gli interventi mirano a costruire un quadro organico per accompagnare la diffusione dell’IA nei diversi settori della società, garantendo innovazione tecnologica, tutela dei diritti fondamentali e responsabilità umana nelle decisioni più rilevanti.

Formazione, professioni e pubblica amministrazione: l’IA entra nei percorsi di competenza

Il primo decreto legislativo interviene sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella formazione, prevedendo un rafforzamento delle competenze digitali e della consapevolezza sui rischi degli strumenti tecnologici.

Nella scuola l’IA sarà integrata nei percorsi educativi, anche attraverso l’aggiornamento dei programmi, la formazione dei docenti e interventi dedicati alla cittadinanza digitale. Sono previste inoltre misure per contrastare i rischi legati all’uso improprio delle tecnologie digitali e dei social media.

Anche università, ITS Academy, pubblica amministrazione, operatori sanitari e professionisti saranno coinvolti in percorsi formativi specifici, con attenzione agli aspetti tecnici, giuridici ed etici dell’utilizzo dell’IA. Per le professioni viene ribadito che la responsabilità resta sempre in capo al professionista e non può essere trasferita allo strumento tecnologico.

Lavoro e giustizia: decisioni sempre sotto controllo umano

In materia di lavoro, le nuove disposizioni stabiliscono che l’intelligenza artificiale può essere utilizzata come strumento di supporto nei processi organizzativi, ma non può sostituire il decisore umano nelle scelte che incidono sui diritti dei lavoratori.

Le decisioni relative alla costituzione, modifica o cessazione del rapporto di lavoro, compresi provvedimenti disciplinari e licenziamenti, non potranno quindi essere adottate esclusivamente sulla base di un sistema automatizzato. Il lavoratore avrà inoltre diritto a ricevere informazioni e una motivazione comprensibile sulle decisioni influenzate dall’utilizzo dell’IA.

Per il settore della giustizia viene prevista una formazione specifica dei magistrati sull’utilizzo degli strumenti di IA, con l’obiettivo di garantire che la tecnologia rimanga un supporto all’attività giudiziaria senza sostituire il ruolo e la valutazione del magistrato.

Governance nazionale, attività di polizia e responsabilità

Il decreto definisce anche l’assetto delle autorità nazionali competenti nell’attuazione dell’AI Act. Il modello di governance coinvolge principalmente Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), insieme alle autorità settoriali competenti.

Per le attività di polizia vengono disciplinati gli utilizzi più delicati dell’intelligenza artificiale, come l’identificazione biometrica remota e il riconoscimento facciale a posteriori, consentiti solo in casi specifici e con precise garanzie. Restano vietate forme di sorveglianza biometrica generalizzata e raccolte indiscriminate di dati.

Infine, il secondo decreto legislativo interviene sulla responsabilità civile e penale. Sul piano civile vengono rafforzate le tutele per chi subisce un danno derivante dall’utilizzo di sistemi di IA, facilitando l’accesso alla documentazione tecnica e la ricostruzione del funzionamento del sistema. Sul piano penale viene introdotta una specifica disciplina per le violazioni più gravi relative ai sistemi di IA ad alto rischio, quando omissioni o alterazioni delle misure di sicurezza provochino un concreto pericolo per beni fondamentali.

Per leggere il dettaglio delle misure approvate ti rimandiamo al Comunicato Stampa del Governo.

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