Dividendi non automatici per i soci: i chiarimenti della Cassazione sulle partecipazioni sociali

Con la sentenza n. 34211 del 26 dicembre 2025, la Corte di Cassazione, Seconda Sezione Civile, interviene su un profilo di particolare rilevanza nell’ambito dell’azione di rivendicazione di partecipazioni sociali, offrendo importanti precisazioni in merito alla natura giuridica dei dividendi.

In tale contesto, la Suprema Corte ha chiarito che i dividendi non costituiscono un effetto automatico del mero godimento della partecipazione sociale, ma trovano la propria giustificazione nell’attività economica svolta dalla società e nella successiva scelta assembleare di procedere alla loro distribuzione, enunciando il seguente principio di diritto:

“I dividendi non sono conseguenza dell’utilizzo della res, ma rappresentano il portato di un’attività economica di produzione e scambio di beni e servizi e sono conseguiti in tanto in quanto vengano ottenuti utili nell’esercizio dell’attività d’impresa, che poi la società decida di distribuire”.
“Gli utili (o dividendi) da distribuire ai soci rappresentano le eccedenze del patrimonio netto della società rispetto al capitale sociale iniziale. Conseguentemente, non maturano automaticamente, sicché non possono considerarsi come un corrispettivo del godimento di capitali da parte di terzi (art. 820 comma 3° c.c.), anche perché la distribuzione è deliberata dall’assemblea e non esiste un diritto all’ottenimento degli utili, se non di quelli la cui misura sarà stabilita appunto dall’assemblea stessa”.

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