Corte Costituzionale: legittimo il sistema ‘a blocchi’ per la rivalutazione delle pensioni 2023-2024

La Consulta conferma la tenuta del sistema a blocchi: effetti distorsivi limitati e compatibili con i principi costituzionali, alla luce del bilanciamento con la finanza pubblica.

La Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 52 depositata il 16 aprile 2026, ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale, sollevate dal Tribunale di Trento, riguardanti la modalità di calcolo “a blocchi” prevista, dalle rispettive leggi di bilancio, per la rivalutazione delle pensioni nelle annualità 2023 e 2024.

Il caso: contestata la rivalutazione “a blocchi”
La Consulta è stata chiamata a valutare la legittimità del sistema di perequazione automatica applicato in deroga al modello “a scaglioni”, previsto a regime dalla legge n. 190 del 2019.
Il Tribunale di Trento aveva evidenziato come il metodo a blocchi potesse determinare effetti di appiattimento tra pensioni di importo diverso e, in alcuni casi, fenomeni di “sorpasso” tra trattamenti originariamente collocati in fasce reddituali differenti, con possibile violazione degli articoli 3, 36 e 38 della Costituzione.

La decisione della Corte Costituzionale
Nel rigettare le questioni di legittimità, la Corte ha riconosciuto che il sistema a blocchi può effettivamente produrre limitati effetti di allineamento tra le diverse classi di pensione.
Tuttavia, tali effetti sono stati ritenuti marginali e residuali, in quanto i differenziali di importo interessati risultano esigui e non idonei a compromettere i principi di proporzionalità, sufficienza e adeguatezza dei trattamenti pensionistici.
Inoltre, i possibili effetti di “sorpasso” sono stati considerati neutralizzati dalle apposite clausole di salvaguardia previste dal legislatore.

Ampia discrezionalità al legislatore e vincoli di finanza pubblica
La Corte ha ribadito che la disciplina della perequazione automatica non impone un adeguamento uniforme o integrale di tutte le pensioni, riconoscendo al legislatore un ampio margine di discrezionalità nella determinazione della misura della rivalutazione.
Tale scelta deve essere infatti bilanciata con le esigenze di finanza pubblica, soprattutto in periodi di difficoltà economica come il 2023 e il 2024.
Secondo la Consulta, l’adozione del sistema “a blocchi” ha consentito il contenimento della spesa pensionistica, garantendo comunque la rivalutazione dei trattamenti senza configurare un blocco delle pensioni.

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