Convivenza e lavoro familiare: quando il rapporto può configurarsi come subordinato secondo la Cassazione

La presenza di convivenza non elimina automaticamente la possibilità di lavoro subordinato, richiedendo però una valutazione accurata basata su elementi concreti e documentati in grado di superare la presunzione di gratuità.

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con l’Ordinanza n. 2281 del 4 febbraio 2026 ha richiamato un principio già consolidato (Cass. n. 12433/2015) in materia di lavoro tra conviventi.

Secondo la Corte, ogni attività oggettivamente configurabile come prestazione di lavoro dipendente può essere ricondotta ad un rapporto diverso, istituito in virtù di un legame affettivo e di familiarità tra due persone caratterizzato dalla gratuità della prestazione lavorativa. 
Tuttavia, tale presunzione – che va considerata in presenza di una convivenza specie se more uxorio – può essere superata fornendo la prova dell’esistenza del vincolo di subordinazione mediante il riferimento alla qualità e quantità delle prestazioni svolte ed alla presenza di direttive, controlli ed indicazioni da parte del datore di lavoro.

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