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ANCHE GLI SPETTACOLI CIRCENSI SONO COSTI DEDUCIBILI

Le spese affrontate da una società per offrire intrattenimento ai visitatori parallelamente a una manifestazione fieristica, vanno considerate di pubblicità e non di rappresentanza. Come tali, possono essere “scalate” per intero nel periodo di imposta in cui sono state sostenute o in quote costanti per cinque anni, a differenza delle spese di rappresentanza, ammesse in deduzione nella misura di un terzo del loro ammontare e solo in quote costanti per cinque anni (articolo 74, comma 2, del Tuir).
E’ questo il senso dei chiarimenti contenuti nella risoluzione n. 316 dell’Agenzia delle Entrate.

Nel caso proposto (un’istanza di interpello ai sensi dell’articolo 21, comma 9, della legge n. 413 del 1991, volta ad ottenere un parere preventivo), si faceva riferimento ad una manifestazione fieristica, nella quale una delle società partecipanti, anziché allestire un proprio stand all’interno, ha deciso di invitare la potenziale clientela a visitare la sede dell’azienda, ubicata nelle vicinanze.

L’obiettivo era di dare ampia visibilità, non solo ai prodotti, ma anche all’intera struttura aziendale, secondo una tecnica alternativa di promozione.
Per tutta la durata della fiera, la società ha messo a disposizione dei visitatori un servizio di trasporto (bus navetta) e intrattenimenti serali con cene a buffet e spettacoli circensi.
In questo contesto, l’istante ritiene che tutte le spese sostenute nel corso dell’iniziativa parallela alla manifestazione, possano considerarsi, a tutti gli effetti, spese di pubblicità. E questo perché finalizzate a incrementare direttamente o indirettamente le vendite.

L’Agenzia chiarisce, in linea con la giurisprudenza della Cassazione (sentenza n. 7803 del 2000), che le spese in questione sono inerenti all’attività d’impresa e di carattere promozionale.
Sono, infatti, strettamente correlate a una manifestazione fieristica, che ha, come obiettivo, la promozione della produzione specifica dell’azienda e della sua immagine.
Lo stesso discorso vale per i costi sostenuti per offrire gratuitamente prestazioni a una clientela reale, potenziale o, fin anche, non interessata affatto alla produzione dell’impresa. In particolare, il compenso pattuito con il circo è da ricollegarsi a tutti gli spettacoli organizzati nell’ambito della durata della fiera (sia, quindi, a quelli effettuati durante le serate riservate agli operatori economici, sia a quelli riservati a scolaresche o a ingresso libero).

In conclusione, l’Agenzia ritiene che, conformemente al contenuto e allo spirito antielusivo dell’articolo 74, comma 2, del Tuir, che distingue tra spese di pubblicità e di propaganda e spese di rappresentanza, quelle sostenute dall’azienda non nascondono alcuna manovra elusiva. Sono, infatti, destinate all’intrattenimento dei potenziali clienti dell’azienda e a stabilire un contatto con la comunità nella quale opera.

Gianluca Di Muro
www.fiscooggi.it

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