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Regime del margine: il cessionario è tenuto a provarne l’applicabilità

Nei limiti della diligenza richiesta dalle circostanze e con il grado d’impegno tanto più elevato quanto più specifica è la qualità professionale di chi effettua l’operazione.

La Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 11877 del 27 maggio 2014, ha stabilito, in tema di Iva, consolidando il proprio orientamento, che in caso di difetto dei presupposti richiesti per il regime del margine, il rischio dell’operazione intracomunitaria ricade sul cessionario che, nei limiti della diligenza richiesta dalle circostanze, “non abbia verificato preventivamente la regolarità sostanziale dell’operazione”, con ciò, intendendosi, tanto la regolarità formale della fattura quanto la condizione soggettiva del cedente.

Il fatto
La vicenda concerne l’impugnazione di un avviso di accertamento in materia di regime del margine (articolo 36 del Dl 41/1995), con il quale l’ente impositore aveva recuperato a tassazione la maggiore Iva dovuta, nei confronti del contribuente che aveva acquistato auto usate presso un soggetto passivo d’imposta dedito professionalmente all’attività di autonoleggio e di leasing, invece che da soggetti non passivi.

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