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Reato di omessa dichiarazione: controlli incrociati prove valide

Respinto il ricorso dell’imputato che riteneva illegittima la sentenza dei giudici d’appello basata esclusivamente sulle presunzioni derivanti dalle movimentazioni bancarie.

Il reato di omessa dichiarazione può dirsi provato nel suo presupposto oggettivo nel rinvenimento di fatture attive emesse dall’imputato nei confronti di alcuni clienti a fronte delle quali risultino, a seguito di controlli incrociati, ingenti pagamenti.
È questo il principio espresso dalla sentenza n. 22253 del 27 maggio 2016, con cui la Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato, confermandone la condanna per il reato di omessa presentazione della dichiarazione di cui all’articolo 5 del Dlgs 74/2000.

Il caso
Con sentenza del 2015, la Corte d’appello di Campobasso, in parziale riforma della pronuncia di primo grado in virtù del riconoscimento delle attenuanti generiche, condannava il titolare di una ditta individuale per il reato di omessa presentazione della dichiarazione.

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