Il tentativo di conciliazione entra nel processo del lavoro ed è gestito dal giudice o da un conciliatore da questi delegato, scelto in un apposito Albo; se l’esito è positivo, il processo verbale acquista efficacia di titolo esecutivo; allo stesso conciliatore può essere affidato il mandato arbitrale, in ogni fase del tentativo di conciliazione e anche qualora questo dovesse fallire. L’azione giudiziaria deve essere esercitata , a pena di decadenza, entro 120 giorni dal licenziamento o dall’estromissione dall’azienda. Queste sono alcune delle proposte di riforma del processo del lavoro che i nuovi ministri della Giustizia e del Lavoro si troveranno sul tavolo non appena sarà insediato il Governo Berlusconi. Il lavoro è frutto dell’impegno della Commissione ministeriale presieduta dal consigliere di Cassazione Raffaele Foglia, con l’obiettivo prioritario di ridurre la durata del processo del lavoro, così come previsto dall’art. 111 della Costituzione.
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PROCESSO DEL LAVORO, PROVE DI RIFORMA
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