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‘Piano Transizione 5.0’: nuove risorse per le imprese che investono in digitale e green

Il Decreto-legge PNRR, approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta n. 71 del 26 febbraio, tra le varie misure introdotte prevede l’istituzione, su proposta del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, del “Piano transizione 5.0”, che concede agevolazioni fiscali nella forma del credito d’imposta alle imprese che investono in tecnologie innovative.

Il Piano, che stanzia risorse pari a 6,3 miliardi di euro in aggiunta a quelle già previste dalla Legge di bilancio (6,4 miliardi), vuole sostenere gli investimenti in digitalizzazione e nella transizione digitale e green delle imprese attraverso un innovativo schema di crediti d’imposta.

In particolare, alle imprese verrà concesso un credito d’imposta automatico, senza alcuna valutazione preliminare, senza discriminazioni legate alle dimensioni dell’impresa, al settore di attività o alla sua localizzazione. 
Saranno agevolati gli investimenti in beni materiali e immateriali, purché si raggiunga una riduzione dei consumi energetici dell’unità produttiva pari almeno al 3% (o al 5% se calcolata sul processo interessato dall’investimento).
Inoltre, saranno ammessi anche investimenti in nuovi beni strumentali necessari all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili e spese per la formazione del personale dipendente finalizzate all’acquisizione o al consolidamento di competenze nelle tecnologie per la transizione digitale ed energetica dei processi produttivi.

Il credito d’imposta sarà utilizzabile in compensazione, in un’unica rata, presentando il modello F24. L’eccedenza non compensata entro il 31 dicembre 2025 sarà compensabile in 5 rate annuali di pari importo.

Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato: “Il Piano Transizione 5.0 è architrave della nostra politica industriale, per consentire alle nostre imprese di innovarsi per vincere la sfida della duplice transizione digitale e green, nei due anni decisivi 2024/2025, in cui si ridisegnano gli assetti geoeconomici. Oltre agli investimenti in beni strumentali, la misura è orientata anche alla formazione dei lavoratori, perché le competenze sono il fattore che fa la differenza soprattutto per il nostro Made in Italy”.

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