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Ministero dell’Agricoltura e del Turismo – Fusione bocciata dal Consiglio di Stato

Al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali – istituito nel 1946, sottoposto più volte a riforme organizzative (da ultimo con il D.P.C.M. n. 143 del 17 luglio 2017, che ha modificato il D.P.C.M. n. 105 del 27 febbraio 2013) – con D.L. n. 86 del 12 luglio 2018, convertito in L. n. 97 del 9 agosto 2018 (recante “Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché in materia di famiglia e disabilità“), sono state trasferite le funzioni esercitate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in materia di turismo.

La denominazione: “Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo” ha pertanto sostituito quella di “Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali” (art. 1, comma 3, lett. a)). Come stabilito dal comma 9 dell’art. 1, con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottarsi ai sensi dell’art. 4-bis, dovranno essere adeguate le dotazioni organiche e le strutture organizzative.

Il Dipartimento per gli Affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei ministri con Nota del 12 dicembre 2018, Prot. n. 0011054, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sullo Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante “Regolamento di riorganizzazione del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo a norma degli artt. 1 e 4 bis del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86“.

Tale parere è arrivato. Il Consiglio di Stato ha, infatti, risposto con un documento emesso nell’ Adunanza di Sezione del 20 dicembre 2018 (NUMERO AFFARE 02107/2018), fornendo un giudizio che “non può non essere perplesso”, bocciando, di fatto, la decisione del governo di trasferire le deleghe in materia di turismo al Ministero dell’agricoltura.

Il provvedimento – scrivono i giudici – sembra «una mera sommatoria di competenze spostate tra direzioni generali quasi con la tecnica del “copia incolla”, priva di una «visione strategica di insieme», e caratterizzato «da una funzione servente del turismo a favore dello sviluppo delle attività agricole, alimentari e forestali».

Dal Regolamento di riorganizzazione del ministero delle Politiche agricole emerge, infatti, secondo il Consiglio di Stato, «la commistione in un unico dipartimento di funzioni proprie della materia turismo e funzioni proprie di politica agricola, alimentare e forestale, sembra andare esattamente nella direzione opposta a quella indicata dalla giurisprudenza costituzionale, quasi vincolando il turismo all’offerta correlata alla sola attività agricola, alimentare e forestale».

I giudici sottolineano ancora che “il turismo non può essere riguardato come funzione ancillare di altre funzioni statali, siano esse quelle riguardanti i beni culturali siano quelle riguardanti l’agricoltura, l’alimentazione e le foreste, ma semmai come legante di un coordinamento complesso tra tutte le forme di presentazione e di produzione del territorio italiano nella loro potenzialità di fruizione turistica. La materia del turismo è quindi di speciale complessità, il che, se ha giustificato, sino a tempi recenti, il suo incardinamento nella Presidenza del Consiglio poi superato dal Legislatore, non cessa di costituire l’ago della bussola anche dopo il trasferimento nella competenza, amministrativa, di un singolo ministero“. Tuttavia, il Ministero interessato non ritiene che quella del Consiglio di Stato sia una bocciatura ma un invito ad una migliore esplicitazione della riorganizzazione del ministero stesso.

Benché il parere del Consiglio di Stato non sia vincolante – si legge nella nota ministeriale – il Ministero, in spirito di totale e leale collaborazione istituzionale, sta comunque rivedendo il testo alla luce delle osservazioni formulate nel parere, al fine di verificare come poterne tenere conto, nei limiti dei vincoli derivanti dall’indirizzo politico-normativo e di quelli finanziari”,

Per scaricare il testo del parere del Consiglio di Stato n. 02107/2018 clicca qui.

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