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LEVERAGE BUY-OUT PENALIZZATO DALLA RIFORMA FISCALE

La bozza di decreto sulla riforma fiscale non è perfettamente in sintonia con la riforma del diritto societario in materia di acquisizioni “a debito” (leverage buy-out).
La bozza di riforma, come è attualmente formulata, scoraggia le operazioni di “M&A” (di fusione e acquisizione) penalizzando le imprese sotto il profilo fiscale.
L’intento della riforma fiscale mira a favorire la capitalizzazione delle imprese a scapito dell’assunzione di mezzi di debito.
Nel nuovo diritto societario il legislatore ha voluto dare una svolta favorevole ai leverage buy-out, laddove il complesso economico-finanziario delle risorse dell’impresa acquirente e di quella acquisita siano in grado di fare fronte all’indebitamento assunto per l’acquisizione.
Il nuovo articolo 2501-bis del Codice Civile ha evidentemente espresso un giudizio di valore sulla fusione successiva all’acquisizione della società cosiddetta “target” effettuata con strumenti di debito, a condizione che nei progetti di fusione e nelle relative relazioni degli organi amministrativi, si evidenzino le risorse idonee a ripagare il debito e sia possibile utilizzare il patrimonio della società risultante dalla fusione come garanzia delle obbligazioni di rimborso del debito.
Laddove l’entità risultante dal processo di acquisizione possegga risorse patrimoniali proprie e sia in grado di generare flussi di cassa sufficienti a garantire il rimborso del debito, l’ordinamento ammette che l’intero processo si perfezioni, appunto, anche mediante strumenti di debito.
La bozza di riforma tributaria invece penalizza il processo di acquisizione già nella sua fase strutturale, quando si tratta di valutare la complessiva economicità dell’affare. Infatti, l’articolo 110 della bozza di riforma scoraggia la cosiddetta società veicolo dall’assumere debito per acquisire un’altra società, prevedendo l’indeducibilità degli interessi passivi oltre il rapporto tra mezzi propri (della società acquirente) e mezzi di debito (sempre della società acquirente.
La convergenza tra il nuovo diritto societario e la riforma tributaria si raggiungerebbe se la norma tributaria di esenzione imponesse, ad esempio, di dimostrare che l’entità risultante dalla fusione tra la società veicolo e la società acquisita fosse in grado di dimostrare una complessiva capacità finanziaria.
In mancanza di questa correzione, le operazioni di leverage buy-out risulterebbero:
a) disallineate rispetto al Codice civile;
b) prive di qualunque “scudo fiscale”, essendo non più ammesse né la deducibilità delle quote di ammortamento dei disavanzi, né quella degli interessi passivi assunti dalla società veicolo oltre il proprio patrimonio netto;
c) sostanzialmente vietate dal fisco.

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