L’Agenzia Entrate conferma natura finanziaria dei proventi da ‘carried interest’

L’Agenzia delle Entrate è tornata a pronunciarsi sul regime fiscale applicabile ai proventi da “carried interest”, chiarendo un caso concreto relativo a manager di una società operante in Italia.
Con Risposta a interpello n. 255 del 29 settembre 2025, l’Agenzia delle Entrate ha esaminato il caso di alcuni manager che, attraverso un “veicolo” di investimento lussemburghese, hanno sottoscritto quote “carried” di un fondo gestito dal gruppo. L’Istante chiedeva se i proventi derivanti da tali quote potessero essere qualificati come redditi di natura finanziaria, anche in assenza del requisito dell’holding period quinquennale previsto dall’art. 60 del DL 50/2017.

La norma, come ha ricordato l’Amministrazione, presume la natura finanziaria dei proventi da carried interest solo se sono rispettati i tre requisiti previsti:

  • investimento minimo dell’1%;
  • priorità di remunerazione agli altri investitori (hurdle rate);
  • detenzione degli strumenti per almeno 5 anni. 

L’Agenzia ha ritenuto che, nonostante nel caso in esame il requisito temporale non risulti soddisfatto, poiché la liquidazione del fondo avverrà prima del quinquennio, pur mancando l’holding period i proventi mantengono natura finanziaria, in considerazione di alcuni elementi:

  • l’investimento significativo e allineato ai criteri normativi;
  • l’effettiva esposizione al rischio di perdita del capitale;
  • le clausole che consentono ai manager di mantenere le quote in caso di “good leaver”;
  • la presenza di una remunerazione ordinaria già elevata rispetto agli standard di mercato.

Dunque l’Agenzia ha confermato che i proventi derivanti dalla sottoscrizione delle quote carried non costituiscono reddito di lavoro dipendente, ma rientrano tra i redditi di natura finanziaria.

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