Il documento deve contenere le informazioni necessarie per l’effettuazione dei controlli da parte del Fisco e consentire l’esatta identificazione dell’oggetto della prestazione.
L’Amministrazione finanziaria ha ragione a contestare l’effettività delle operazioni contenute in fatture irregolari, ritenendo impossibile dedurre i costi. La fattura, infatti, deve essere redatta in modo da costituire un documento “idoneo a rappresentare i costi dell’impresa”.
Così la Corte di cassazione, nella sentenza 9846 del 13 maggio 2016.
La sentenza origina da due avvisi di accertamento notificati a una società, con i quali venivano ripresi a tassazione alcuni costi sostenuti per delle provvigioni, in ragione di una generica formulazione delle fatture stesse, che pregiudicavano l’esercizio di verifica del Fisco, non consentendo l’individuazione, da parte degli agenti, delle prestazioni rese.


