Il Consiglio Nazionale Forense, con la sentenza n. 189 del 24 novembre 2017, ha statuito che la falsificazione di atti giudiziari (formazione di una falsa sentenza) da parte dell’avvocato e l’utilizzo degli stessi con lo scopo di nascondere al cliente l’omesso svolgimento dell’attività professionale commissionatagli costituisce "gravissima violazione dei principi di probità, dignità, decoro e lealtà, ai quali la professione deve sempre ispirarsi, oltre che dei doveri di fedeltà (art. 10 nuovo c.d.f.) e fiducia (art. 11 nuovo c.d.f.)".
Il CNF ha ritenuto quindi congrua la sanzione disciplinare, inflitta all’avvocato, della sospensione per anni uno dall’esercizio dell’attività professionale.


