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IRI: calcolo della base imponibile e del plafond

La Legge di Stabilità 2017 (L. 232/2016) ha introdotto all’art. 55 bis del TUIR la nuova disciplina dell’IRI (Imposta sul reddito d’Impresa).

L’IRI è un’imposta sostitutiva dell’IRPEF che si applica, con la medesima aliquota prevista per l’IRES (24%), sulla quota di utili non distribuiti e quindi trattenuti presso l’impresa; gli utili prelevati dal titolare o dai soci rimangono imponibili IRPEF progressivamente in capo al percipiente come reddito d’impresa.

L’Agenzia Entrate, con la circolare n.8/E del 7 aprile 2017, ha chiarito che il calcolo del plafond IRI entro cui è possibile dedurre dal reddito di impresa le somme prelevate dai soci a carico dell’utile e delle riserve di utili, deve avvenire al netto delle perdite computabili in diminuzione dei redditi dei periodi d’imposta successivi.

In sintesi, il plafond IRI va determinato computando in aumento i redditi assoggettati a tassazione separata con l’aliquota del 24% (sia nel periodo di imposta che nei periodo di imposta precedenti) e in diminuzione le perdite residue non ancora utilizzate. Pertanto, laddove tali perdite siano utilizzate, le stesse non dovranno più essere portate in diminuzione del plafond IRI.

È stato altresì chiarito che la base imponibile IRI, a norma dell’art. 55-bis del TUIR, è pari alla differenza tra il reddito di impresa e le somme prelevate dall’imprenditore, dai familiari o dai soci a carico dell’utile dell’esercizio e delle riserve di utili.

L’Agenzia Entrate, al fine di individuare la base imponibile IRI, suggerisce di determinare preliminarmente il reddito d’impresa secondo le ordinarie disposizioni previste dal capo VI del titolo I del TUIR e poi portare in deduzione dal reddito così determinato le somme prelevate nei limiti, ovviamente, del plafond IRI.

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