La fusione per incorporazione di società interamente possedute è soggetta a imposta fissa di registro, ciò non perché si applichi la direttiva comunitaria che vieta l’imposizione sulle fusioni poste in essere da società di capitali, ma perché nella fattispecie non si assiste ad alcun aumento di capitale effettivo e quindi viene meno lo scopo finale dell’agevolazione che è proprio quello di favorire l’incremento patrimoniale.
È questa la conclusione cui perviene la Corte di cassazione, sezione V, nella sentenza numero 14169, pronunciata il 16 aprile 2003 e depositata in cancelleria il 24 settembre nel dirimere una questione inerente a una richiesta di rimborso posta in essere da una società di capitali che nell’incorporare una controllata al 100% aveva erroneamente versato l’imposta di registro in misura proporzionale.
Nell’articolo vengono poi indicati i vari passaggi giudiziari svolti per arrivare a questa sentenza.


