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Il “no” del CNDCEC al visto di conformità per i revisori legali

Nel corso di un’audizione tenutasi presso le commissioni Finanze, Tesoro, Lavoro e Previdenza sociale del Senato in merito alla conversione in legge del decreto-legge recante misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili, il Consiglio Nazionale dei Commercialisti ha aavanzato alcune richieste, tra cui quella di ripristinare l’originaria platea dei soggetti abilitati alla trasmissione delle dichiarazioni annuali, e, quindi, all’apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni trasmesse, senza estenderla ai revisori legali.

Secondo il Consigliere nazionale delegato alla fiscalità, Maurizio Postal, “gli iscritti nel registro dei revisori legali non possiedono la specifica competenza in materia fiscale e tributaria necessaria per attestare la sussistenza dei presupposti che danno diritto alle detrazioni d’imposta richieste dai contribuenti nelle dichiarazioni annuali”. Basti pensare, ad esempio, alle verifiche sulla spettanza di alcune detrazioni edilizie, tra cui il Superbonus del 110%, caratterizzate da una notevole complessità della relativa disciplina istitutiva.

Inoltre, a differenza dei professionisti iscritti negli albi dei commercialisti e dei consulenti del lavoro, già abilitati al rilascio del visto di conformità, gli iscritti nel registro dei revisori legali non sono sottoposti alla vigilanza di un ordine professionale né al rispetto delle cogenti norme deontologiche espressamente previste per ciascuna delle due predette professioni.

La richiesta dei Commercialisti è dunque finalizzata anche ad evitare sanzioni ai contribuenti per l’indebita fruizione di deduzioni e detrazioni fiscali dovuta ad errori nelle valutazioni effettuate in sede di rilascio del visto di conformità dal professionista incaricato, nonché di garantire il legittimo affidamento dei contribuenti nella correttezza delle dichiarazioni in cui è richiesta l’apposizione del visto di conformità.

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