Durf e soglia del 10%: validi anche i versamenti da avvisi bonari nel conto fiscale

Anche i pagamenti effettuati a seguito di avvisi bonari possono essere conteggiati tra i versamenti utili al raggiungimento della soglia del 10% dei ricavi/compensi richiesta per il rilascio del Durf, se eseguiti nel triennio di riferimento.

Con la Risposta n. 63 del 3 marzo l’Agenzia delle Entrate ha fornito un chiarimento rilevante in materia di DURF per le imprese che operano nel settore degli appalti e subappalti.
Il caso riguarda una società che, per poter lavorare con committenti pubblici e privati, deve dimostrare il rispetto del requisito previsto dall’art. 17-bis, comma 5, lett. a), del D.Lgs. n. 241/1997: i versamenti registrati nel conto fiscale, relativi ai periodi d’imposta oggetto delle dichiarazioni presentate nell’ultimo triennio, devono essere almeno pari al 10% dei ricavi o compensi dichiarati.

Nel triennio considerato, la società aveva effettuato versamenti ordinari (ritenute, IVA, imposte dirette, contributi), versamenti tramite ravvedimento operoso e pagamenti a seguito di avvisi bonari derivanti da controlli automatizzati (artt. 36-bis del D.P.R. 600/1973 e 54-bis del D.P.R. 633/1972). Il dubbio riguardava proprio questi ultimi: possono essere conteggiati nel calcolo dei “versamenti registrati nel conto fiscale”?

La risposta dell’Agenzia è positiva.
I versamenti effettuati tramite modello F24 per la definizione di comunicazioni di irregolarità e avvisi telematici da controllo automatizzato, se eseguiti nel triennio di riferimento, possono essere inclusi nel computo della soglia del 10%. Tali pagamenti, infatti, dimostrano la volontà e la capacità del contribuente di adempiere agli obblighi tributari.
In conclusione, anche i versamenti effettuati a seguito di avvisi bonari concorrono alla formazione dell’importo minimo richiesto per ottenere il Durf, purché rientrino nel periodo temporale rilevante.

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