Decreto Lavoro: nuove regole per i rider e il lavoro su piattaforme digitali, più tutele contro il caporalato digitale

Nel D.Lgs. n. 62/2026 cambia la qualificazione del rapporto di lavoro per i lavoratori delle piattaforme: decisivo il ruolo degli algoritmi e delle modalità reali di svolgimento.

Il nuovo Decreto Lavoro (D.Lgs. n. 62/2026), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2026, introduce una serie di interventi che spaziano dal salario equo agli incentivi per l’occupazione, fino a nuove misure di contrasto al cosiddetto “caporalato digitale”.

Tra le disposizioni più rilevanti figura l’articolo 12, dedicato alla qualificazione del rapporto di lavoro per i lavoratori impiegati tramite piattaforme digitali, come rider e altri addetti gestiti attraverso app e sistemi algoritmici.

Conta la sostanza del rapporto, non la forma contrattuale
Il decreto stabilisce che, ai fini della corretta qualificazione del rapporto di lavoro, ciò che rileva sono le modalità concrete con cui la prestazione viene svolta, indipendentemente dall’inquadramento formale scelto dalle parti.
In particolare, viene dato peso anche all’eventuale utilizzo di sistemi automatizzati o algoritmici che incidono sull’organizzazione del lavoro, sul controllo della prestazione, sulla valutazione dell’attività svolta o perfino sulla determinazione del compenso e sull’accesso alle opportunità lavorative.

Presunzione di subordinazione in caso di controllo algoritmico
Il provvedimento introduce inoltre un principio significativo: quando emergono elementi di eterodirezione o forme di controllo, anche esercitate tramite algoritmi, il rapporto di lavoro viene presunto di natura subordinata.
Si tratta di una presunzione che può essere superata solo con prova contraria, rafforzando così le tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali e intervenendo in un’area sempre più centrale del mercato del lavoro contemporaneo.

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