Il concordato preventivo non tocca le Casse di previdenza privatizzate ed i professionisti, quindi, dovranno utilizzare per il calcolo della contribuzione il reddito effettivamente prodotto e non quello risultante dal patto con il fisco.
Il ministero del lavoro, dopo l’Agenzia delle entrate, dà così ragione alle Casse, e in particolare alla Cassa dei dottori commercialisti che aveva richiesto un chiarimento ai due ministeri competenti.
Con una nota del 12 novembre viene confermato che la legislazione speciale previdenziale che regola l’esistenza delle Casse previdenziali è fonte primaria rispetto alle legislazioni fiscali per gli effetti che queste possono produrre in materia contributiva.


