Con gli studi di settore, l’amministrazione finanziaria ha cercato di rendere più fedeli le dichiarazioni degli imprenditori e dei lavoratori autonomi. Di fronte a tale sistema, però, esiste una palese anomalia, soprattutto per i lavoratori autonomi che vengono, di fatto, invitati a ridurre il reddito dichiarato e che, se sono onesti o devono esserlo in quanto i loro compensi sono soggetti a ritenuta, si trovano svantaggiati rispetto a chi ha dichiarato soltanto una parte dei propri compensi. Il riferimento è agli indici di coerenza economica, in base ai quali il Fisco non chiede al momento un maggior ricavo o compenso, ma effettua una schedatura dei contribuenti da visitare, sentendo che c’è qualcosa di anomalo. Occorre ricordare che il ricavo o compenso congruo è una funzione di provento basata sui costi. L’assurdo è che l’incoerenza vale anche al rialzo. Pertanto un professionista che dichiara più dell’ammontare dei compensi congrui è considerato incoerente, e quindi rischia la verifica, per vedere dove nasconde l’inesistente personale in nero che gli consentirebbe di incassare più di quello che un lavoratore autonomo può produrre, dato che lo studio prevede un massimo di ore di lavoro del titolare e un massimo di compenso orario.
(Fonte: Il Sole 24Ore)
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