Cassazione: valide le dichiarazioni di terzi per dimostrare la gratuità delle prestazioni del commercialista

Un commercialista può fare prestazioni gratuite senza rischiare accertamenti fiscali, e le dichiarazioni dei clienti possono davvero provarlo?

La Corte di Cassazione Civile, Sezione V, con l’Ordinanza n. 4235 del 24 febbraio 2026, ha confermato che il giudice tributario può ritenere valide le dichiarazioni di terzi a supporto della gratuità di alcune prestazioni professionali. 

Nel caso in esame, la controversia riguardava una dottoressa commercialista che aveva svolto prestazioni a titolo gratuito per amici e parenti, tra cui la trasmissione telematica di dichiarazioni dei redditi.
I giudici hanno evidenziato che, soprattutto per prestazioni semplici come queste, la gratuità è plausibile e legittima. Le dichiarazioni dei beneficiari possono quindi essere valutate come elementi probatori, da considerare insieme ad altri elementi raccolti dal giudice, per dimostrare l’assenza di compenso.

La Corte ha inoltre chiarito che la valutazione delle prove e l’apprezzamento della credibilità delle dichiarazioni rientrano nelle competenze del giudice di merito e non possono essere messe in discussione in sede di legittimità. Il ricorso dell’Agenzia delle Entrate è stato pertanto respinto e le spese del giudizio sono state a suo carico.

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