Accessi domiciliari e verifiche IVA: la Cassazione sui controlli del giudice tributario

La Suprema Corte rafforza le garanzie del contribuente: il giudice tributario deve verificare la reale sussistenza dei “gravi indizi” alla base dell’accesso domiciliare.

Con la Sentenza n. 9241 del 12 aprile 2026, la Corte di Cassazione è intervenuta in materia di accessi domiciliari nell’ambito delle verifiche fiscali ai fini IVA, ribadendo i limiti e i controlli cui è soggetta l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica.

La Suprema Corte ha chiarito che il giudice tributario, chiamato a valutare la legittimità di un accertamento fondato su documentazione acquisita tramite accesso presso l’abitazione del contribuente, non deve limitarsi a verificare la mera esistenza della motivazione nel decreto autorizzativo, ma è tenuto anche a controllare la correttezza giuridica dell’apprezzamento sui “gravi indizi” dell’illecito fiscale.

Secondo i giudici, tali indizi devono basarsi su elementi cui l’ordinamento riconosca effettiva valenza indiziaria, in coerenza con le garanzie costituzionali previste dagli articoli 14 e 113 della Costituzione a tutela dell’inviolabilità del domicilio e del diritto di difesa.

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