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Nella nota mensile dell’Istat i segnali di rallentamento dell’economia italiana

Nella nota mensile dell’Istat i segnali di rallentamento dell’economia italiana
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Nell’ultima nota mensile Istat ha scattato un’istantanea dell’andamento dell’economia italiana che comincia a mostrare alcuni segni di cedimento, legati al peggioramento della bilancia commerciale, il rallentamento della domanda estera e le tensioni geopolitiche.

Il rallentamento previsto dagli analisti nella prima parte del 2022 si sta concretizzando anche nelle statistiche ufficiali. Stando alle rilevazioni Istat nel primo trimestre 2022 il Pil italiano ha registrato una contrazione dello 0,2%. Mentre l’agricoltura ha apportato un incremento e l’industria ha retto (Istat parla di “stazionarietà”), i servizi hanno invece contribuito effettivamente alla riduzione del Pil. Non è solo questione di categoria ma anche di domanda: mentre la componente nazionale ha spinto in maniera positiva la domanda estera netta ha registrato una riduzione.

“A marzo, l’indice destagionalizzato della produzione industriale è rimasto invariato, a sintesi di un sostenuto aumento congiunturale per l’energia (+2,7%), di una crescita più moderata per i beni di consumo (+1,0%) e quelli strumentali (+0,4%) e di una flessione per i beni intermedi (-0,7%)”, scrive Istat. Tra le principali economie europee (Germania, Italia, Francia e Spagna) l’Italia è l’unica a registrare una caduta netta del Pil in termini congiunturali, secondo i dati Eurostat.

Al netto delle tensioni geopolitiche attualmente in corso, è interessante soffermarsi sull’andamento dell’export italiano. Nel mese di febbraio le esportazioni di beni sono cresciute dell’1,6% rispetto a gennaio (con un incremento del 22,7% su febbraio 2021). L’andamento è dettato principalmente “da un deciso aumento dei valori medi unitari sia sui mercati Ue sia in quelli extra Ue”. L’incremento dei prezzi dei beni energetici ha spinto però al rialzo anche il valore delle importazioni (cresciute del 5,6% nel solo mese di febbraio per il valore). Questa dinamica ha portato ad un pesante squilibrio del saldo commerciale, con un disavanzo energetico passato da 3 a 7 miliardi di euro tra febbraio 2021 e 2022.

Recita Istat: “L’aumento delle importazioni è stato determinato dal forte incremento degli acquisti da Russia e dai paesi OPEC, più che raddoppiati, e dalla Cina (+58%). Le vendite all’estero hanno continuato a crescere in maniera diffusa verso i principali partner commerciali, in particolare Stati Uniti, Svizzera e Turchia, mentre le esportazioni dirette verso la Russia sono calate di oltre il 50% in termini tendenziali e quelle dirette verso la Cina hanno mostrato una dinamica contenuta (+1,4% a marzo, +2,1% nel primo trimestre)”.

Questa dinamica si è riflessa anche sulle vendite al dettaglio che a marzo si sono ridotte dello 0,6% per i beni alimentari e dello 0,7% per i non alimentari: “Nel primo trimestre, l’indicatore ha registrato una diminuzione congiunturale dello 0,9% dovuta ai settori dell’energia (-2,2%), dei beni intermedi e strumentali (rispettivamente -1,6% e -0,5%), mentre i beni di consumo, hanno segnato un progresso (+0,5%) sostenuti dalla componente durevole (+1,8%)”.

Dati ancora positivi invece dal mercato del lavoro, con il nuovo aumento congiunturale dell’occupazione (+81mila unità in un mese) trainato integralmente dalla componente femminile (+85mila unità): “Nel primo trimestre, il tasso di occupazione è aumentato di 0,5 punti percentuali mentre i tassi di disoccupazione e di inattività hanno mostrato riduzioni, rispettivamente, di 0,5 e 0,1 punti percentuali. Osservando la composizione per posizione professionale, l’aumento dell’occupazione è stato determinato dalla crescita degli occupati dipendenti (+0,7% +121mila), a sintesi di un aumento dei permanenti (0,7% +103mila) e di quelli a termine (+0,6% +19mila)”.

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