Libera circolazione e status familiare: la corte di giustizia europea sui matrimoni same-sex

La CGUE stabilisce che gli Stati membri devono garantire almeno un riconoscimento funzionale dei matrimoni same-sex contratti all’estero, per tutelare la libera circolazione e lo status familiare dei cittadini UE.
Libera circolazione e status familiare: la corte di giustizia europea sui matrimoni same-sex
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Il caso riguarda due cittadini polacchi dello stesso sesso che avevano contratto matrimonio in Germania e che, successivamente al loro trasferimento in Polonia, avevano chiesto la trascrizione dell’atto di matrimonio nel registro dello stato civile polacco.
Le autorità competenti ne avevano rifiutato la trascrizione e la questione è stata rimessa dal giudice nazionale adito alla CGUE.

Con la sentenza 25 novembre 2025 (Causa C-713/23) la Corte di Giustizia dell’Unione europea chiarisce che gli Stati membri, pur restando liberi di non introdurre il matrimonio tra persone dello stesso sesso, non possono negare qualsiasi forma di riconoscimento a un matrimonio omosessuale validamente contratto in un altro Stato membro, quando ciò ostacoli l’esercizio dei diritti di libera circolazione e soggiorno ex artt. 20 e 21 TFUE.

Il rifiuto assoluto di riconoscimento compromette infatti la possibilità di mantenere nello Stato di origine la vita familiare legittimamente costituita all’estero e non può essere giustificato dall’ordine pubblico, da interpretarsi in senso restrittivo. È invece necessario garantire una forma di riconoscimento almeno equivalente, idonea a evitare vuoti di tutela e discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale.

Nel sistema italiano, tali principi trovano già attuazione nell’art. 32-bis l. n. 218/1995 (c.d. legge Cirinnà), per cui “Il matrimonio contratto all’estero da cittadini italiani con persona dello stesso sesso produce gli effetti dell’unione civile regolata dalla legge italiana”, assicurando il riconoscimento funzionale dello status senza incidere sull’istituto interno del matrimonio.

E’ quindi confermata l’iscrizione di un matrimonio same-sex nel registro dello stato civile italiano come Unione civile, ma anche garantito agli uniti civilmente il riconoscimento dello loro status in altri paesi dell’unione europea.

La sentenza rafforza, anche sul piano notarile e amministrativo, l’obbligo di interpretare le norme interne sullo stato civile in modo conforme al diritto dell’Unione, a tutela dell’effettività della libertà di circolazione e della certezza degli status personali.

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