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Istat e Upb, PNRR a rilento e inflazione più pesante per le famiglie meno abbienti

Istat e Upb, PNRR a rilento e inflazione più pesante per le famiglie meno abbienti
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Il Piano nazionale di ripresa e resilienza procede più lentamente del previsto, complici le tensioni sul fronte delle materie prime e l’aumento del tasso di inflazione.

Stando alle stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio infatti la realizzazione degli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza sarebbe inferiore a quanto ipotizzato dal governo. Per la precisione, si erano ipotizzati interventi per 13,7 miliardi di euro (tra sovvenzioni a fondo perduto e prestiti aggiuntivi). Allo stato dell’arte ne sarebbero però stati spesi solo 5,1 miliardi, riguardanti per lo più progetti già in essere.

“Già negli ultimi mesi l’economia internazionale risentiva di frizioni nella logistica, di colli di bottiglia nell’offerta e di fortissimi aumenti dei costi energetici, i cui rischi prospettici sono oggi inaspriti dal conflitto russo-ucraino”, scrive l’Upb. “I rincari e, in alcuni casi, la carenza di materie prime e beni intermedi acuiscono anche il rischio connesso all’ipotesi dell’integrale, tempestiva ed efficiente attuazione dei progetti di investimento del PNRR”.

L’ufficio studi si dice però ottimista sul medio termine, facendosi forza del risparmio accumulato dalle famiglie nel biennio 2020-2021, segnato da restrizioni e riduzioni dei consumi: “Nel medio termine non si può escludere uno scenario favorevole, in quanto le elevate consistenze di risparmio accumulate dalle famiglie durante la recessione potrebbero favorire un recupero della spesa per consumi più rapido se l’incertezza si riducesse, per eventuali sviluppi geopolitici favorevoli. Tuttavia l’aumento dell’inflazione rischia di manifestarsi più persistente di quanto prefigurato dalle autorità monetarie, sollecitando quindi ulteriori reazioni delle banche centrali”.

Le incognite sull’inflazione sono state – purtroppo – confermate dagli ultimi dati pubblicati da Istat. Secondo l’istituto infatti nel mese di marzo 2022 il tasso di inflazione è salito al 6,5% su base annua, rispetto al 5,7% di febbraio. Notevole anche la crescita su base mensile, con un +1,0%. Come sempre, a spingere i prezzi verso l’alto sono stati i beni energetici: per loro un aumento annuo del 50,9% rispetto a 45,9% di febbraio. Continuano a sostare su livelli shock i prezzi della componente regolamentata, più pesante del 94,6% rispetto allo stesso mese del 2021. Con questi aumenti di prezzo la componente energia si è inevitabilmente scaricata sul resto del paniere, che tuttavia riesce a mantenersi su livelli “sostenibili”. L’inflazione di fondo, quella che viene calcolata al netto dell’energia e degli alimentari freschi, è salita a +1,9% mentre comprendendo anche gli alimentari freschi il tasso di inflazione si attesta a +2,5%.

L’aumento del tasso di inflazione si fa sentire però in misura differente a seconda della classe di reddito. Nel primo quintile, ovvero il 20% delle famiglie meno abbienti che consumano meno, l’indice dei prezzi è salito dell’8,3% tra il primo trimestre 2022 e il primo trimestre 2021. L’impatto dell’inflazione scende poi all’aumentare dei livelli di reddito, limitandosi ad un +4,9% nel 20% più ricco delle famiglie italiane. Determinante, secondo Istat, l’aumento dei prezzi dell’energia e dei beni: “Con riferimento al primo trimestre 2022, il contributo dei prezzi dei beni alla variazione dell’indice generale dei prezzi al consumo per il primo e per il quinto gruppo di famiglie risulta positivo e, nell’ordine, pari a 7,876 punti percentuali (cui l’Energia contribuisce per 6,481 punti percentuali) e a 3,937 punti percentuali (cui l’Energia contribuisce per 2,639 punti percentuali). Anche il contributo dei servizi è positivo per entrambi i gruppi di famiglie, anche se con valori molto più contenuti rispetto a quello dei beni, e ammonta a 0,391 punti percentuali per le famiglie meno abbienti e a 0,959 punti percentuali per quelle più agiate”.

TAG: PNRR
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