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VERIFICHE FISCALI AI LOCALI DA BALLO

Lo scorso venerdì 25 agosto è scattata in Liguria la prima operazione “Ve.n.e.r.di (verifica notturna e riscontro discoteche)”, che ha visto un centinaio di operatori dell’Agenzia delle Entrate e della Siae (Società Italiana Autori ed Editori) controllare palmo a palmo i locali e i ritrovi notturni più rinomati e frequentati delle due Riviere.
A partire dalle 22 , sotto il coordinamento della direzione regionale ligure dell’Amministrazione fiscale, 80 funzionari delle Entrate – appartenenti a dieci uffici della Liguria e al nucleo operativo della direzione regionale – affiancati da 20 funzionari Siae, per tutta la notte hanno passato al setaccio 13 locali, cinque in provincia di Savona, due in quella di Imperia, uno nello Spezzino e cinque a Genova e provincia.
Durante le ispezioni, i funzionari del fisco hanno piantonato i registratori di cassa per l’intero arco di apertura dei locali, riscontrando – salvo alcune eccezioni – introiti effettivi mediamente pari al doppio degli incassi registrati in corrispondenti serate di settimane precedenti.
Le squadre di verificatori hanno anche svolto controlli per quanto riguarda i contributi previdenziali Inps ed Enpals, individuando 29 lavoratori “in nero” – fra cui quattro deejay – e compensi “fuori busta” per lavoratori regolarmente assunti, per i quali però veniva annotato un orario di lavoro giornaliero inferiore a quello prestato.
L’operazione, che sarà ripetuta anche in futuro, ha avuto pure lo scopo di verificare la genuinità dei dati forniti da discoteche e locali da ballo in funzione degli studi di settore, che consentono di determinare i ricavi in base a elementi come il numero di punti bar, il prezzo delle consumazioni, la metratura del locale, la presenza di piscina e il numero delle piste da ballo.
Inoltre hanno segnalato ai Vigili del Fuoco le situazioni in cui era stata superata la capienza massima prevista nella licenza.
Sono stati poi anche individuati locali che si sono dichiarati a “ingresso libero e consumazione facoltativa”, dai quali però, in realtà, non è possibile uscire se non
mostrando la contromarca dell’avvenuta consumazione.

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