La generica istanza di valutazione della non debenza delle penalità non ha valore nel processo tributario, in cui l’oggetto in causa è circoscritto alle ragioni della pretesa fiscale.
Il giudice tributario non può, d’ufficio, dichiarare inapplicabili le sanzioni non penali in assenza di un’espressa richiesta in tal senso avanzata dal ricorrente; l’onere di allegare l’eventuale sussistenza delle “obiettive condizioni di incertezza” di cui all’articolo 8 del Dlgs 546/1992, grava, difatti, sul contribuente.
È questo il principio desumibile dalla sentenza n. 12768 della suprema Corte, dello scorso 19 giugno, avallata da altre pronunce della giurisprudenza di legittimità.
La controversia ha avuto origine in seguito alla notifica, nei confronti di una Srl, di una cartella di pagamento a mezzo della quale veniva richiesto il pagamento di somme dovute a titolo di maggiori imposte per due annualità (Iva, Irpeg, Irap, 2002-2003), oltre che di sanzioni pecuniarie.


