Per la corretta imputazione al periodo di riferimento, è in quel momento che la fattura si considera emessa, qualora ci sia difformità con quanto annotato nel documento.
Al fine della configurazione del reato di dichiarazione infedele (articolo 4 del Dlgs 74/2000), la fattura attiva si considera emessa all’atto della sua spedizione.
È quanto affermato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 34722/2015.
La vicenda processuale
I giudici di merito consideravano il legale rappresentante di una società colpevole del reato di dichiarazione infedele, secondo l’articolo 4 del Dlgs 74/2000, per aver indicato, nella dichiarazione Iva per il 2004, elementi attivi inferiori a quelli effettivi, superando le soglie di punibilità previste dalla norma incriminatrice.
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