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No al risarcimento per mobbing in assenza di intento persecutorio

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2920 del 15 febbraio 2016, ha stabilito che, ai fini del riconoscimento del mobbing lavorativo, l’intento persecutorio deve comprendere tutte le condotte in un disegno comune ed unitario.

Il caso ha riguardato una una lavoratrice presso una Casa Circondariale che aveva denunciato diversi fatti riguardanti le modalità di godimento delle ferie e che si era vista respingere la richiesta di risarcimento danni per mobbing presentata contro il Ministero della Giustizia.

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