Con la riforma del diritto di famiglia è stato introdotto nel nostro ordinamento il regime legale della comunione patrimoniale, scelto dal legislatore come regime ordinario, salva diversa convenzione espressa, e volto a realizzare, anche a livello patrimoniale, la perequazione fra coniugi che ha ispirato la cennata riforma. All’evoluzione del modello sociale familiare e al conseguente passaggio dalla separazione alla comunione di beni, si è collegato, nella politica fiscale, il susseguirsi al principio del cumulo di quello dell’imposizione separata dei redditi prodotti all’interno del nucleo familiare e quindi la previsione di un’imputazione al 50% dei redditi dei beni che appartengono alla comunione legale. L’aver connesso questa particolare forma di imputazione dei redditi alla disciplina dettata dal Codice civile per la comunione legale ha fatto sì che tutta una serie di incertezze sulla corretta definizione dell’ambito di applicazione della comunione legale si riverberassero anche in ambito tributario.
L’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha pubblicato il Documento 26 per tracciare una breve rassegna dei problemi che nel tempo sono stati evidenziati dagli interpreti in relazione alla complessa trasposizione in ambito fiscale del regime della comunione legale. A tal fine, dopo aver brevemente delineato le caratteristiche peculiari e la natura della comunione, il documento passa in rassegna i modelli impositivi utilizzati con riferimento ai redditi familiari e analizza le principali questioni riscontrate in materia.


