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L’urgenza fa salvo l’accertamento emesso prima dei sessanta giorni

Per salvaguardare la validità dell’atto notificato “ante tempus”, vanno appurate in concreto le ragioni che hanno indotto l’ufficio fiscale a emanare in anticipo l’avviso.
La violazione del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento ex articolo 12, comma 7, legge n. 212/2000, determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni d’urgenza, l’illegittimità dell’atto impositivo emesso “ante tempus”, poiché detto termine è posto a garanzia del principio di cooperazione tra Amministrazione e contribuente, in diretta attuazione dei principi costituzionali di buon andamento (articolo 97), di capacità contributiva (articolo 53) e di uguaglianza (articolo 3).
Questo è il principio di diritto enunciato dalle Sezioni unite della Corte di cassazione nella sentenza 29 luglio 2013, n. 18184; in particolare, i giudici di legittimità hanno affermato che la non osservanza dei sessanta giorni dalla consegna del pvc non costituisce una mera irregolarità priva di conseguenze esterne, generando, altresì, un vizio di legittimità dell’atto impositivo che può essere fatto valere dal contribuente al fine di ottenere l’annullamento in sede contenziosa, fatta eccezione per il caso in cui ricorrano specifiche ragioni d’urgenza.

Il caso esaminato dalle Sezioni unite riguardava una società che aveva impugnato un avviso di recupero relativo a un credito d’imposta, contestandone la legittimità per violazione dell’articolo 12, comma 7, della legge n. 212/2000, in quanto lo stesso era stato emesso prima della scadenza del termine di sessanta giorni dal rilascio della copia del processo verbale di constatazione.
I giudici di merito, sia in primo che in secondo grado, accoglievano le tesi difensive, ritenendo che l’emissione dell’atto impositivo prima del decorso di sessanta giorni dalla fine delle operazioni ispettive avesse violato il diritto del contribuente a difendersi, determinandone ipso iure la nullità.

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