Il ricorso alla Corte suprema, proposto avverso provvedimenti cautelari reali, è esperibile esclusivamente per motivi riguardanti la trasgressione di disposizioni normative.
La Corte di cassazione, con sentenza n. 5733 dell’11 febbraio 2016, ha statuito che “nella nozione di ‘violazione di legge’ rientrano la motivazione assente e quella meramente apparente, in quanto correlate all’inosservanza di precise norme processuali, ma non la motivazione illogica. Inoltre è corretto il sequestro preventivo delle quote di società di persone che riveste un carattere prenotativo rispetto alla liquidazione della società”.
La vicenda
La vicenda trae origine da una verifica fiscale che aveva condotto al riconoscimento, in capo al ricorrente, di maggiori ricavi non dichiarati per 755.097 euro, nell’anno d’imposta 2011, e del mancato pagamento dell’imposta per 326.487 euro. Al contribuente veniva inoltre contestato il reato di omessa indicazione in dichiarazione di maggiori redditi (articolo 4, Dlgs 74/2000), il cui ammontare corrispondeva alla somma rintracciata a saldo di un conto corrente presso una banca svizzera.
Nel caso concreto, si era accertato che il ricorrente aveva effettuato movimentazioni di danaro senza indicare tali attività nelle dichiarazioni dei redditi, in conseguenza delle quali i militari della Guardia di finanza avevano ritenuto le relative somme come sottratte a tassazione in Italia, applicando la presunzione di cui all’articolo 12 del Dl 78/2009.


