Il Consiglio Nazionale Forense, con la sentenza n. 81 dell’11 giugno 2015 ha chiarito che, l’avvocato che in udienza adotti verso i magistrati espressioni sconvenienti ed offensive estranee alle esigenze difensive, pone in essere con comportamento deontologicamente rilevante, a nulla rilevando, ai fini della responsabilità disciplinare che il comportamento tenuto sia stato conseguenza dello stato d’ira giustificato dalle ingiustizie subite, potendosi tale ipotesi rilevare ai soli fini della determinazione della sanzione.
QUESTO ARTICOLO HA PIÙ DI 1 ANNO


