Secondo un’indagine presentata dall’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza, sono 260mila i “baby lavoratori” under 16 in Italia che, al posto di andare a scuola, si guadagnano da vivere lavorando come commessi, baristi, parrucchieri, ma anche come braccianti agricoli, meccanici di officina, manovali nei cantieri.
L’Osservatorio PAIDOSS ha definito il fenomeno come un vero e proprio “furto dell’infanzia, da condannare senza se e senza ma”. Ma sembra che non tutti i genitori siano concordi sul parere cosi’ negativo espresso dall’Osservatorio. Il 54% di essi, infatti, giustifica in parte il fenomeno se dettato dalla necessità di far fronte alla crisi economica.
Inoltre, la percezione del fenomeno del lavoro minorile in Italia sembra essere distorta: il 40% del campione analizzato ha ammesso di non sapere della sua esistenza e ben il 55% è convinto che riguardi esclusivamente i Paesi poveri.
Tra chi invece ne è a conoscenza, il 40% pensa che riguardi solo il Meridione e il 30% che coinvolga solo minori stranieri, mentre in realtà dei 260mila lavoratori under 16 solo 20mila non sono italiani.
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