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La “parola” del commercialista non risolve l’omessa presentazione

Non basta una delega al professionista per stare in regola, è necessario vigilare sul suo operato e controllare l’effettiva corretta trasmissione del modello dichiarativo.

L’attestazione proveniente dall’intermediario abilitato, contenente l’impegno a trasmettere la dichiarazione in via telematica all’Agenzia delle Entrate, non costituisce per il contribuente prova della presentazione della dichiarazione poiché, a norma dell’articolo 3 del Dpr 322/1998, tale prova è costituita soltanto dalla comunicazione dell’Agenzia attestante l’avvenuta ricezione, non avendo valore probatorio sufficiente l’impegno dell’intermediario alla trasmissione, né la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà rilasciata dal professionista in cui si dichiara che, pur essendo stato regolarmente trasmesso il modello Unico, non si è in grado di produrre, in quanto non reperibile, l’apposita attestazione di avvenuto ricevimento dell’Agenzia delle Entrate ai sensi dell’articolo 3, comma 10, del Dpr 322/1998.

È quanto si ricava dalla sentenza della Cassazione 11236 del 29 maggio 2015, che non ammette equipollenti rispetto alla comunicazione proveniente dalle Entrate, quanto alla prova della presentazione in via telematica della dichiarazione.
 
La vicenda
A seguito di un controllo automatizzato della dichiarazione, una società di capitali riceveva una cartella di pagamento per omesso versamento Iva.
Secondo la contribuente il debito di imposta scaturiva dalla mancata considerazione di un credito Iva riportato in una dichiarazione non acquisita al sistema telematico.

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