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Irap dovuta dal medico di famiglia che visita in tre diversi ambulatori

Triplicare gli studi rispetto alla struttura minima richiesta, vuol dire “organizzarsi” un’attività personale ben più articolata di quella prevista dalla convenzione con il Ssn.

Il medico generico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, che esercita la propria attività in più studi, dispone di una organizzazione superiore allo standard minimo stabilito nella convenzione e suscettibile di produrre un incremento potenziale di reddito rispetto al lavoro professionale svolto in un solo ambulatorio. Sussistono, pertanto, i presupposti dell’imposizione a fini Irap.
Questi i principi che hanno orientato la decisione dei giudici della Commissione tributaria regionale dell’Umbria nella sentenza n. 212/04/13.

La controversia
La lite è stata promossa da un medico di famiglia umbro per ottenere il rimborso dell’Irap versata con riferimento ai periodi d’imposta 2003-2009. Il contribuente sosteneva di non essere dotato di un’organizzazione eccedente il minimo indispensabile all’esercizio della professione medica, secondo quanto stabilito dalla convenzione con il Servizio sanitario nazionale per lo svolgimento dell’attività di medico di base.
In particolare, non aveva lavoratori dipendenti e, quanto ai beni materiali, affermava di esser dotato dei soli “beni minimali”, come computer, autovettura, telefono e arredi. Inoltre, il ricorrente sosteneva l’impossibilità di equiparare a un libero professionista il medico generico convenzionato con il Ssn, in quanto non effettivamente responsabile dell’organizzazione del proprio lavoro.

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