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IRAP dei piccoli e “furbizie di Stato”

E’ da oltre un
decennio che l’orientamento della Corte costituzionale ha affermato che l’Irap
non si applica ai contribuenti individuali esercenti arti e professioni, che
svolgono la loro attività senza organizzazione di capitali e di lavoro altrui;
e il principio è stato prontamente e ripetutamente recepito prima dalle
commissioni tributarie e poi con altrettanto ripetute sentenze dalla Corte di
cassazione.

Ciò nonostante
l’Agenzia delle Entrate ha continuato inspiegabilmente a invitare i propri
uffici periferici a non abbandonare il contenzioso e a pretendere l’Irap dai
soggetti privi di autonoma organizzazione.

Finalmente, la
legge di stabilità per il 2013 (comma 515 dell’articolo 1) aveva stanziato
quasi 700 milioni di euro per il triennio 2014-2016, per escludere dall’Irap i
piccoli professionisti e le micro-imprese privi di lavoratori dipendenti o
collaboratori assimilabili, affidando a un decreto dell’Economia il compito di
determinare l’ammontare massimo di beni strumentali che i lavoratori autonomi e
gli esercenti attività di impresa dovessero possedere (anche in leasing) per
essere esclusi dall’imposta regionale.

Un primo passo
positivo nelle intenzioni, anche se non lineare nella costruzione (qual è il
“giusto” limite massimo di beni strumentali per essere esclusi
dall’Irap?).

Ad oggi però nessun
decreto dell’Economia è mai stato approvato e il fondo con i 700 milioni di
risorse, nei fatti, è stato svuotato, da ultimo proprio con il nuovo disegno di
legge di stabilità.

“Una vicenda” sostiene l’autore dell’articolo
pubblicato dal Sole24Ore “che ben
racconta di come il sistema tributario, oggi, si regga su un’impropria alleanza
fra classe politica e burocrazia e con la sostanziale estromissione del
Parlamento, l’unico soggetto che dovrebbe risolvere la questione con un
apposito intervento legislativo…. L’abbiamo scritto più volte: la legislazione
fiscale deve essere proposta dal Governo, approvata dal Parlamento e applicata
dalla burocrazia. Invece c’è una sonnolenza del Governo, una intraprendenza
esagerata della burocrazia e la pratica soppressione del Parlamento
”.

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