Mentre il governo affronta la riforma, che dovrebbe essere approvata entro il 31 agosto, negli enti locali è corsa al rincaro delle aliquote per il saldo dell’Imu, soprattutto sulla seconda casa, per far quadrare i conti. Dopo la seconda proroga concessa dallo Stato, i Comuni devono varare i bilanci di previsione, e comunicare le nuove aliquote, entro il 30 settembre: ma lo fanno nella totale incertezza, e con il rischio che le decisioni prese oggi, sulla spinta della paura di finire con i conti in rosso, vengano rinnegate o stravolte dalle scelte assunte dal ministro del Tesoro.
Ma intanto i sindaci sono costretti a decidere quanto far pagare: non solo sulle prime case, nel caso rimanga una forma di imposta, ma anche su tutti gli altri immobili. L’unica arma che hanno a disposizione è quella di aumentare, se non l’hanno già fatto in vista della prima rata, le aliquote: fino a due punti per mille (partendo dalla base del 4 per mille) sulla prima casa e fino a tre punti (partendo dal 7,6 per mille) sulla seconda. E si preannunciano stangate.


