Emettere fatture false per pareggiare quelle divenute inesigibili non e’ il metodo giusto per rimettere le cose a posto con il fisco, si tratta di frode. La via corretta e’ un’altra.
Non e’ ammissibile ricorrere a un’azione criminosa per conseguire un risultato lecito per il quale l’ordinamento tributario mette a disposizione gli opportuni elementi correttivi. Non sono tollerate, pertanto, scorciatoie “ad hoc” al fine della tutela dei propri crediti civilistici e fiscali.
Questo e’ in sostanza quanto ha stabilito la Corte di cassazione penale, con la sentenza 12531 del 25 marzo 2015, a cui era stato sottoposto il caso di un contribuente condannato alla pena detentiva di un anno e otto mesi di reclusione, perche’ ritenuto responsabile del reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, ai sensi dall’articolo 2 del Dlgs 74/2000.


