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I “fastidi” per i controlli in sede non limitano le verifiche esterne

L’utilizzo di operazioni bancarie ingiustificate, inoltre, e le relative presunzioni legali, prescindono dal modus operandi dei verificatori e non perdono efficacia probatoria.

Per il calcolo del termine di permanenza dei verificatori presso la sede del contribuente, ai sensi dell’articolo 12, comma 5, della legge 212/2000 (Statuto del contribuente), bisogna considerare i soli giorni di effettiva presenza e non sic et simpliciter quelli trascorsi tra l’inizio e la fine delle operazioni di verifica, computando, quindi, anche quelli impiegati per controlli eseguiti al di fuori della sede.
L’aspetto dirimente attiene comunque alla mancata previsione da parte della legge di una specifica sanzione collegata alla violazione di tale termine sia in termini di inutilizzabilita’ degli elementi probatori raccolti sia in tema di invalidita’ derivata del successivo atto impositivo.

Inoltre, l’efficacia della presunzione legale rappresentata dai versamenti e dai prelevamenti bancari non giustificati prescinde dal modus operandi e dal tipo di attivita’ istruttoria prescelto nel caso concreto dalla Amministrazione finanziaria, trattandosi di scelta organizzativa riservata alla discrezionalita’ della stessa che, se attuata nel rispetto del principio di legalita’, non priva la documentazione bancaria reperita della valenza probatoria conferitale dalla legge.

Sono questi i principi che si desumono dalla sentenza della Cassazione 7584 del 15 aprile 2015, conforme alla posizione espressa dall’Amministrazione finanziaria e avallata da altre pronunce della giurisprudenza di legittimita’.

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