Dai dati emersi dalla seconda indagine sui rischi nuovi ed emergenti (Esener), promossa dall’Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro (Eu-Osha) su un campione complessivo di 49.320 imprese con almeno cinque dipendenti in 36 Paesi, risulta che il nostro paese si posiziona tra i primi 5 paesi europei per la gestione dello stress lavoro correlato e i piani di azione messi in campo per fronteggiarne i rischi.
La percentuale di aziende che hanno avviato iniziative per affrontare il fenomeno dello stress lavoro correlato, infatti, e’ pari quasi al 50%, rispetto alla media europea di poco superiore al 30%. Il dato appare ancora piu’ significativo se confrontato con quello della prima indagine Esener del 2008, quando il nostro Paese si collocava al 16esimo posto con una percentuale del 20%, leggermente al di sotto della media europea calcolata su 31 Stati.
Secondo Ester Rotoli, direttore centrale Prevenzione Inail e manager del Focal Point Italia di Eu-Osha, si tratta di un “risultato frutto della sinergia tra istituzioni e parti sociali”.
“I dati positivi per l’Italia emersi dall’indagine europea Esener confermano una crescente attenzione alle problematiche psicosociali sui luoghi di lavoro nel nostro Paese, ma e’ importante sottolineare lo sforzo comune di tutti gli attori istituzionali e regionali e delle parti sociali nel raggiungimento degli obiettivi, nonche’ il contributo delle aziende, in termini di impegno e motivazione del management, e di partecipazione dei lavoratori”.
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