Punito il comportamento del professionista che scala dalle imposte dirette elementi passivi fittizi avvalendosi di documenti contabili attestanti operazioni inesistenti.
È il patrimonio del legale rappresentante, gravemente indiziato dell’illecito penale tributario, a poter essere aggredito con un provvedimento di sequestro per equivalente, in vista della futura confisca del profitto del reato.
Questo è quanto ha deciso la Corte di cassazione, con la sentenza n. 41694 del 9 ottobre, chiamata a giudicare su impulso del ricorso presentato dal legale rappresentate di una società a responsabilità limitata, dedita all’attività di recupero e intermediazione commerciale di rifiuti, a cui era stata sequestrata per equivalente un’ingente somma di denaro dal tribunale del riesame, territorialmente competente.
In particolare, era stata disconosciuta al professionista la deduzione, ai fini delle imposte dirette, per tre annualità, di elementi passivi fittizi perché si era avvalso, a tal proposito, di documenti contabili attestanti operazioni inesistenti.


