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Fine delle vendite con incanto nelle esecuzioni immobiliari?

La modifica al codice di procedura civile dal decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito – con modificazioni – nella legge 10 novembre 2014, n. 162, introdotta con l’intento di migliorare l’efficienza del processo esecutivo e di semplificarlo, riducendo operazioni ed adempimenti poco fruttuosi, riduce le udienze per la vendita, limitandole a quelle senza incanto e attribuisce al Giudice delle Esecuzioni la facoltà di stabilire se prevedere anche una successiva udienza per la vendita con incanto.

Il Giudice delle Esecuzioni può pertanto decidere, sin dalla prima asta, di non prevedere la vendita con incanto, ma limitare il tentativo alla vendita senza incanto.
Già da tempo si è verificato “sul campo” che le udienze per la vendita con incanto raramente sortiscono effetti positivi e costituiscono pertanto per l’intero sistema un inutile onere.

In tema di espropriazione immobiliare, il nuovo comma 3 dell’art. 569 c.p.c. prevede: “Il giudice provvede ai sensi dell’articolo 576 solo quando ritiene probabile che la vendita con tale modalità possa aver luogo ad un prezzo superiore della metà rispetto al valore del bene, determinato a norma dell’articolo 568.”

Anche per effetto delle riduzioni di prezzo conseguenti alle aste deserte, la nuova norma limita la facoltà del Giudice delle Esecuzioni di disporre anche la vendita con incanto (in aggiunta a quella senza incanto) ai soli primi due tentativi di vendita.
Le nuove disposizioni si applicano ai procedimenti iniziati a decorrere dal trentesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione 11 dicembre 2014.

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