La riforma dei fallimenti supera l’esame parlamentare.
Dopo la commissione Giustizia della Camera, anche quella del Senato ha concluso, ieri, il dibattito sullo schema di decreto legislativo trasmesso a fine settembre dal Governo, approvando il parere favorevole formulato dal relatore, e presidente della commissione, Antonino Caruso.
E se i deputati hanno espresso un sì condizionato, i senatori si sono limitati a sollevare osservazioni, ancora meno vincolanti, ma in gran numero: sono infatti una quarantina i passaggi del futuro riordino che meriterebbero una messa a punto.
A cominciare dalle soglie che escludono il piccolo imprenditore dal fallimento: la commissione Giustizia del Senato propone di dimezzare da 300mila a 150mila euro il tetto fissato per gli investimenti nell’azienda e da 200mila a 100mila quello per i ricavi.
Il parere propone anche di riformulare le norme che riguardano il curatore, prevedendo, ad esempio, in modo esplicito che non possono assumere l’incarico società di professionisti o studi i cui associati svolgono attività di revisione.


