Il Parlamento europeo ha approvato, lo scorso 10 settembre, la proposta di direttiva della Commissione Ue per garantire il diritto di difesa in tutti i Paesi Ue.
La proposta di direttiva disciplina gli standard minimi per l’accesso alla difesa, comuni ai 28 Paesi Ue.
Dopo il voto positivo del Parlamento avverrà il passaggio definitivo della direttiva in Consiglio europeo e successivamente, la stessa dovrà essere attuata nei singoli Paesi.
Si tratta della terza direttiva che disciplina standard comuni nel processo penale, dopo quelle relative al diritto alla traduzione e interpretazione (2010) e al diritto di informazione nel processo penale (2012). La direttiva disciplina il diritto di accesso al proprio avvocato da parte di un indagato o di un imputato in una procedura penale.
"Nonostante il diritto di difesa sia ovviamente riconosciuto in tutti i paesi Ue", si legge sul sito del Consiglio Nazionale Forense, "sono diverse la modalità della sua attuazione; alcune delle quali mettono a rischio la riservatezza necessaria nelle comunicazioni tra imputato e proprio legale.
La direttiva riconosce il diritto all’assistenza legale sin dai primi atti di indagine, a comunicare con la propria famiglia in caso di arresto e, se in un altro paese Ue, a comunicare con il proprio consolato e a ricevere visite".


